Gala letterario sul tema: Dall’eroina alla donna con i libri della “scrittrice al femminile” Titti Preta

 

 

 

 

 

 

Una serata declinata al femminile all’insegna del ricordo, della riflessione e dell’indignazione riguardo le problematiche del mondo della donna tra passato e presente, attraverso i romanzi della scrittrice vibonese Maria Concetta Preta è quella che si è svolto nella Sala dell’omonimo Palazzo Chimirri a Serra San Bruno sabato 20 novembre.

Patrocinata dall’Amministrazione comunale, si è trattata di una rassegna delle ultime opere dell’autrice vibonese: “L’ombra di Diana”, ed. Libritalia, 2016 un romanzo giallo storico mystery e “Rosaria, detta Priscilla, e le altre – Storie di violenza e femminicidio”, ed. Meligrana 2014.

A porgere i saluti da parte del sindaco Luigi Tassone, gli assessori Gina Figliuzzi – presente al tavolo di relazione – e Valeria Giancotti. La serata ha visto la fattiva collaborazione dell’assessore alla Cultura Maria Rosaria Franzè.

I relatori sono stati: avv. Domenico Calvetta, direttore della “Rivista Santa Maria del Bosco” di cui la scrittrice è attiva collaboratrice e la studentessa del Liceo Classico Morelli di Vibo Francesca Mannella, allieva dell’autrice che ivi svolge il lavoro di Docente di Latino e Greco.

Ha moderato l’incontro la dr.ssa Michela Tassone, da sempre incline alle tematiche femminili.

La motivazione ufficiale dell’incontro è stata l’avvicinarsi del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la Violenza di genere. L’autrice da tempo ormai si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica della sua regione su tale problematica e ha investito il mondo della scuola come portatore dei valori della Legalità e dei Diritti della Persona, proponendo seminari, laboratori letterari e, da ultimo un flash mob a Vibo nel maggio di quest’anno che ha coinvolto oltre 2000 studenti delle scuole del centro città.

La relazione della studentessa Mannella, partendo da L’ombra di Diana, ha puntualizzato il legame che esiste tra le due opere, pur di genere diverso: “Si tratta della figura della donna che si ribella alle regole precostituite e lotta contro pregiudizi atavici, molestie, abusi, sopraffazioni. Tutte le protagoniste dei due libri sono eroine che lottano contro un nemico reale che è l’uomo e il potere che da sempre ha esercitato sul mondo femminile”

L’avvocato Calvetta ha dunque esaminato la normativa in campo giuridico sui reati di stalking, molestie e femminicidio.

L’autrice ha dunque rimarcato l’importanza che assume per lei la scrittuRosaria 5 marzo 3ra come mezzo di progresso e civiltà per la sua terra perché la parola, scritta o parlata, è e sarà sempre un mezzo di conoscenza, progresso e civiltà.

Nel libro L’Ombra di Diana si assiste alla rielaborazione in forma romanzata di una famosa leggenda calabrese del 500: I sette martiri di Monteleone e la vendetta di Diana Recco, una gentildonna che decide di reagire al dominio feudale coatto e a vendicare la sua patria offesa dai tiranni.

In Rosaria detta Priscilla le donne raccontate sono persone forti, che combattono una battaglia antica e sempre attuale: quella contro gli uomini, incapaci di ricambiarle e di confrontarsi col loro rifiuto. Si tratta di personaggi che, alla stregua di eroine tragiche, lottano e non si arrendono se non di fronte alla forza e alla morte. Davanti a loro, gli uomini si rivelano ragazzini che stentano a crescere e che confondono la passione con il possesso. L’opera si risolve in una perfetta pluralità di voci non convenzionali, di ritratti non stereotipati, in emblemi di coraggio, disobbedienza, riscatto, speranza. Ne è simbolo Rosaria “detta Priscilla”, a cui il compagno impone un nuovo nome e la sua legge, condannandola a pagare un duro prezzo per la sua ribellione. Così anche Immacolata, Elisabetta, Caterina, Serafina …  Si trovano poi le testimonianze romanzate di due fatti di cronaca finiti in tragedia: lo stupro di Liviana Rossi e il caso di femmincidio ante litteram di Francesca Alinovi (entrambi del 1983), dove l’amore malato porta alla rovina l’elemento debole, la donna. E’ inoltre presente un commovente ricordo poetico di Melania Rea, uccisa nel 2011 dal suo partner. Un racconto fatto con indignazione, speranza, mai con rassegnazione. Un’opera che coinvolge e fa riflettere.

Lo slogan di Rosaria detta Priscilla è: “Per non dimenticare il cammino verso la libertà di chi ci ha precedute, per costruire la felicità in un mondo nuovo fatto dalle donne per le donne.”

Molto commovente il reading dell’autrice, incentrato su: “La ballata di Diana Recco” e “Sangue di donna”, liriche che vengono entrambe riportate in calce.

 

Interventi vivi e sensibili quelli dei relatori e, a margine del dibattito, dal pubblico, tra cui quello molto partecipato del dr. Bruno Tassone, umaniste e storico sensibile.

 

La scrittrice tornerà il 18 dicembre 2016 nel comprensorio delle Serre vibonesi, ospite dell’amministrazione comunale di Mongiana col suo libro. “Angela la Malandrina, Storia di Brigantaggio e Libertà”.

 

 

INTERVISTA ALL’AUTRICE.

Sentiamo dalla voce dell’autrice di cosa tratta “L’ombra di Diana”, il primo libro che ha presentato stasera.

“Un giovane molto intraprendente, Giacomo, si trova, suo malgrado, catapultato in una vicenda di amore, intrigo e morte che lo catturerà irrimediabilmente, perso dietro la stravagante Diana. La ragazza, bellissima e sfuggente, rievoca un passato leggendario, legato all’eroina del XVI sec. d.C. di cui porta il nome e che è raffigurata in un’enigmatica tela, come anche un presente in cui si consuma un mistero, nel quale è pure coinvolto lo scontroso e colto conte Ettore, proprietario di una collezione archeologica, morbosamente attratto da Diana. Si unisce al terzetto Luciana, una dinamica archeologa, pronta a ficcare il naso dappertutto, pur di accaparrarsi un ricercatissimo vaso funerario. Fa da corollario all’azione una girandola di personaggi: dall’avvocato all’antiquario, dal tombarolo ai trafficanti d’arte, dal pittore all’antropologo ai conoscitori di leggende fino a fantasmi e streghe … e, come in ogni giallo che si rispetti, non può mancare il commissario, coinvolto nell’indagine sulle indecifrabili morti avvenute negli oscuri meandri della provincia del Sud, di cui si offre uno spaccato di vita autentico con l’inserzione di luoghi “parlanti” e di superstizioni e credenze popolari. Chiavi di volta dell’opera sono: la struggente “Ballata di Diana”, in vernacolo, e il “romanzo nel romanzo”, ossia la ricostruzione del viaggio dell’antichista Georg Walther a Monteleone nel 1621, ricostruito con dovizia di particolari”

 

E quindi, il secondo dei libri: “Rosaria, detta Priscilla”:

“L’opera è costituita da 10 coinvolgenti storie contrassegnate da un unico filo conduttore: la violenza sulla donna. E’ un filo tirato fino all’inverosimile e che, spesso, si spezza: ciò accade, come nella realtà, a tragedia avvenuta.

Si tratta di confessioni, di laceranti monologhi interiori, di diari, di testimonianze, di ricordi. Lo definirei: “un piccolo gineceo letterario”. 10 profili femminili, ritratti non stereotipati spero, o comunque non convenzionali, che si svestono delle falsità e dei pregiudizi e sognano una vita diversa, un’alternativa al dolore. Alcune protagoniste ce la fanno a sopravvivere alla violenza, al dolore, al pregiudizio, altre no. Sono comunque figure forti e combattive, delineate balla stregua di eroine tragiche. Alcuni dei loro nomi? Rosaria, Caterina, Immacolata, Elisabetta, Veronica… che si muovono sullo sfondo di una Calabria statica e consuetudinaria, in cui alla donna è affidato il compito di obbedire all’uomo. Una frase simbolo? “Muta tu, ché sei una ciota!”

 

 

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