La poesia di M.Concetta Preta: Stanco Sud

La scrittrice M.Concetta Preta ogni tanto riserva ai suoi lettori un “volo poetico”.

 

Questa che vi presentiamo – STANCO SUD – è una “poesia prosata” ( o lirica parlata) con tratti di condivisa riflessione su evidenti antagonismi di una società in trasformazione ma che avanza verso un irrimediabile degrado.

Il ritmo lento, scandito da pause, fa risaltare lo sguardo triste e pensoso della poetessa che denuncia – senza rassegnazione – le condizioni della regione natìa, la Calabria, pervasa da un senso di alienazione.

La spinta verso il cosiddetto progresso è, dunque costellata da enormi sconfitte e dalla dimenticanza delle origini: il che non ci renderà mai “uomini nuovi”, perchè non avremno nulla da insegnare ai nostri figli se avremo perso la memoria del “chi eravamo”.

 

 

Stanco Sud.

 

Non cambia niente, qui al mio Sud

niente di niente, tutto resta immoto,

e quello che scorgevo, scorgo ancora:

soliti fichidindia, olivi e viti

madonne issate in processione

giganti persi in fiere paesane

tarantelle, fisarmoniche e ‘nduja

mescolati con Jeans Dolce e Gabbana,

Suv, I-phone, I-pad e borse Armani.

Ma lungo le fiumare avvelenate

carcasse d’auto combuste e di capre,

e il pianto d’un agnellino perso

fuso al pazzo frinire di cicale.

Regna sovrana la turpe indifferenza,

se mi concentro stordimento m’assale,

e colgo intorno a me desolazione:

zappe lasciate su zolle inaridite,

spaventapasseri senza più un sorriso

migranti che imprecano tra le arance marce,

uccelli senz’alcuna voglia di cantare.

Non cambia lo scenario qui al mio Sud,

il progresso è solo un triste inganno

falsità da comizi elettorali

d’un Cetto Laqualunque e vai, cumpa’!

Hanno sepolto sotto terra i nostri miti

con quintali d’eternit d’amianto,

fusti radioattivi e relitti dell’industria.

Al posto di briganti sanguigni,

affaristi e politici corrottirifiuti1mare-inquinato-plasticabeach

faide, ‘ndrine e selvagge mattanze

coi kalashnikov al posto di lupare.

Non c’è posto per fiabe e leggende,

… dov’è finita la fata Morgana?

E il Vizzarro … chi sarà mai costui?

I nostri focolari sono spenti,

i proverbi … chi li ricorda più?

Vecchi cantastorie senza pubblico,

nonne che hanno perso la favella,

… dov’è  finita “la favola bella”?

Bambini che non tremano per l’Orco,

ma per un tablet scarico, stop al game.

Senza più timore varcano lo Stretto i tonni

ché tanto di rais non ce ne sono più.

Seppur avvolti dal velame di neo-miti,

qui è tutto fermo, secolare e stanco.

Non lo vedo il cammino della Storia,

non sento più i suoni di battaglie,

i suoi fantasmi sono fuggiti via

verso Olimpi, Nirvana e Wallallha

stanchi pure loro del mio Sud.

Maria Concetta Preta, copyright 2014

 

La lirica è stata più volte premiata e compare in diverse antologie di Premi Letterari Nazionali.

Ultimo premio vinto: “A.Giovannitti” 2015 – Oratino (CB)