Scuola di Scrittura Creativa – prof.ssa Titti Preta: Dialogo immaginario tra la Fallaci e Pasolini

Salve a tutti, amici del mio blog
Vi propongo un ennesimo testo della mia seguitissima scuola di scrittura creativa: si tratta di un dialogo immaginario, creato dal mio allievo Antonio Bellamacina, maturando della 5 C del Liceo Classico Morelli di Vibo V., che fa incontrare due personalità di cui io parlo molto ai miei studenti, la combattiva Oriana Fallaci e il caustico ma delicato Pier Paolo Pasolini, la cui morte scandalizzò molti puritani perbenisti e turbò la stessa Oriana, che scrisse per lui una lettera di commiato alla vita. 
Non mi dilungo: troppo noti i due personaggi. Vi lascio alla godibile esercitazione scrittoria. 
Prof.ssa Titti Preta  

Immortalità ridicola
(Oriana Fallaci e Pier Paolo Pasolini nell’onirica dimensione dell’Immortalità…
Ridicola! Marchiati entrambi da un’onta)

Arriva, da una parte, accompagnato da Antonio Gramsci (suo Duca), Pasolini
con il volto smunto e sconvolto dalle contSchool usioni, che reca con sé una pistola
nella tasca e in mano stringe un testo vecchiotto della Medea di Euripide
e un ciak.
Dall’altra estremità di questa sorta di corridoio bianco, accompagnata da
Mastro Cecco d’Ascoli, la Fallaci con un elmetto, giacca antiproiettili, una
fotocamera, che regge in mano una copia de Le Mille e Una Notte.
Oriana:
“Ma Pier Paolo, u’ che posto è mai questo?! Perché mi han portata
qua? C’abbiam combinato?”
Pier Paolo: “Mia cara Oriana, come mi chiedi che posto sia mai questo? Non
vedi come siamo conciati? “
O.: “E come siamo conciati? Io son vestita come alla guerra e te come in quelle
squallide periferie”
P.P.P.: “Appunto! Siamo come le immagini esecrabili che la società civile ricorda
di noi… Tu una bellicista guerrafondaia, come ti ha chiamata Dario Fo…”
O.F.: “’Un mi parla’ mica di quel bischero fascista rosso, che ancor prima di
essere un fascista rosso, era un fascista nero. Per Dio!”
P.P.P.: “Dicevo… tu sei rappresentata come l’antiislamista xenofoba… e io reco i
segni delle violenze dei miei aggressori. Siamo stati immortalati per le colpe
che ci hanno imputato. Siamo nuvole di aere eterne, plasmate a immagine e
somiglianza dei nostri peccati. Benvenuta nella Dimensione dell’Immortalità
Ridicola.”
O.F.: “Ma di quali peccati stai berciando?! Io so quali sono le mie bischerate e
non sono queste!”
P.P.P.: “La tua analisi della società islamica non è stata compresa anzi, travisata
per certi aspetti. Avresti dovuto essere più chiara e meno folgorata dalla
rabbia.”
O.F.: “Io la società islamica la conosco da quando ho vent’anni. Da quando
andai per la prima volta in Oriente e vidi quella cascata di seta scarlatta, che
tremava in preda ai pianti. Era una bambina dai lineamenti dolci, venduta come
un cammello. Il mondo islamico lo conosco quando andai alla guerra del Golfo e
intervistai Khomeini al quale chiesi una motivazione alle barbarie perpetrate
sulle donne, che in minima parte provai sulla mia carne. Ahi, lo ricordo bene
Pier Paolo, quando per poter fare uno shampoo da un parrucchiere clandestino,
rischiavamo la pelle sia io che lui. Pensa che dovetti sposare il mio mediatore,
perché a stare a stretto contatto con lui senza essere coniugi, si rischiava la
morte. E ancora, la conobbi quella mattina dell’undici settembre…”
P.P.P.: “Una vera e propria ossessione morbosa, che ti ha portato a logorarti.”
O.F.: “ ‘Un mi parla’ d’ossessioni morbose. Te e quelle dannate periferie. Ho
dovuto versare lacrime per te prima del previsto. Per Dio! Prima te e poi Alekos,
che vorrei tanto rivedere…”
P.P.P.: “Lui non è qui. È passato alla storia come un eroe, un martire. Lui
condivide l’eterno con gli altri cosiddetti
eroi ”
O.F: “Allora è insieme ai partigiani, come il mio babbo, che alla guerra lottò
duramente contro il fascismo. Ma ora dimmi Pier Paolo…”
P.P.P: “Sì…”
O.F: “Perché hai così tanto odiato la Vita? Io, fino all’ultima goccia di Vita nel
mio corpo, chiedevo di vivere ancora un po’. Pensavo a tutto ciò che avrei
voluto scrivere, ma che l’Alieno non mi permetteva di fare. E chissà quante
altre gemme avrebbe potuto donarci la tua splendida mente…”
P.P.P.: “O mia cara Oriana, io e te siamo molto più simili di quanto pensi. Io la
Vita l’amavo con la tua stessa intensità, ma in questo mondo borghese è
difficile da scovare. E quindi, paradossalmente, noi andavamo alla ricerca di
Vita nei luoghi di morti, perché dopo esserci stati, avvertivamo una pulsazione
vitalistica intensissima. Io affascinato dalle periferie, divini inferni ai limiti
delle città borghesi, in cui si trova un mondo nuovo, puro. E tu, così attratta
dalla guerra.”
O.F.: “Hai ragione… la guerra ahimè, mi faceva sentire viva. Oh Pier Paolo solo
la tua dolcezza femminea poteva rendere la nostra società migliore. In questi
anni non ho incontrato nessuno che avesse almeno un quarto della tua
lungimiranza. Nessuno è riuscita a piegarmi ai suoi ragionamenti. E invece…
davanti a te mi abbandono a un trasporto emotivo. Forse perché io non ho la
tua dolcezza…”
P.P.P.: “Siamo come gli Androgini del Simposio, che ricercano la loro parte
mancante per completarsi.”
O.F.: “Mi sei mancato…”
P.P.P.: “proseguiamo allora il nostro cammino nell’Immortalità ridicola.”
O.F.: “Orgogliosi, direi, dei nostri errori.”
Antonio Bellamacina, classe 5 C Liceo Classico M.Morelli – Vibo
Cattedra di Linguistica Italiana, prof.ssa T. Preta