Il segreto della ninfa Scrimbia e Mandylion: due romanzi da accostare

Mandylionarticolo ninfa reginaCopertina Scrimbia2Recensione della prof.ssa Maria Concetta Preta al romanzo:

Mandylion di Francesco Deodato – LibriItalia.net ed. Gennaio 2016

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CHI E’ L’AUTORE: Francesco Deodato nasce a Jonadi (VV) il 7 giugno 1955. Da giovane studia Medicina prima a Firenze poi a Napoli. Nel 1980 lascia gli studi scientifici per quelli militari. Dal 1981, come Ufficiale, ha prestato servizio a Roma, Belluno, Palermo, Catanzaro, Cosenza e, dal 2007, nuovamente a Catanzaro, ricoprendo prestigiosi incarichi direttivi e di comando. Ha frequentato con successo la Scuola di Guerra di Civitavecchia. E’ titolare di numerosi riconoscimenti come l’Onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Cavaliere al Merito Templare (O.S.M.TH.), Benemerito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, Benemerito della Camara Municipale di Paty do Alferez (Stato di Rio de Janeiro – Brasile). E’ stato insignito di Croce d’oro per anzianità di Servizio, Medaglia di bronzo al Merito di Lungo Comando di Reparto, Croce al Merito per la difesa dell’Ordine Pubblico e delle Pubbliche Istituzioni. Attualmente vive a Jonadi, suo paese natale. Oltre a collaborare con giornali e riviste nazionali e locali, ha pubblicato: FIORE DI MELOGRANO – Raccolta di Poesie – Libroitaliano (Ragusa) Anno 1996 – MARIA MADDALENA NON HA CASA IN VATICANO (Saggio storico letterario) Adhoc Edizioni (Vibo Valentia) Anno 2008 (citazione TG2 Rai); – NOLI ME TANGERE (Saggio storico letterario) Adhoc Edizioni (Vibo Valentia) Anno 2011; – SANGUE ITALIANO – I Caduti di Jonadi nella Prima Guerra Mondiale – SBV Edizioni. Anno 2013

Rimando alla quarta di copertina e aggiungo che è raro trovare interessi così poliedrici in una persona dell’esercito.

 

Faccio partire il mio lavoro di critica letteraria al romanzo Mandylion dall’ANALISI ICONOGRAFICA DEL QUADRO IN COPERTINA.

Quanto sia importante la copertina ce lo dicono le leggi del mercato. Infatti due sono i fattori che portano all’acquisto di un libro senza sapere di cosa tratti: Il titolo e la copertina, che devono attrarre e convincere.

Questa copertina attrae, forse più del titolo. E’ l’immagine della copertina funzionale al titolo. Non perché tutti sappiano di quale soggetto si tratti, ma perché l’ostensione di un sacro telo fa presagire la materia trattata.

Partiamo dall’autore del quadro: il Cavaliere Mattia Preti, pittore del seicento, calabrese di Taverna, che recupera il chiaroscuro caravaggesco.

Non scelto a caso.

Nella sua tela scorgiamo Santa Veronica sostiene un velo, cioè un mandylion.

Scelta vincente quella di inserire un quadro così. Perché?

– è un tributo al Sud, recuperando un suo pittore famoso, commemorato nel 2012 per i 400 anni dalla nascita;

– perché, aver trovato immagine di Santa Veronica, che però santa non fu mai, significa fare da parte dell’A. una critica alle credenze religiose, che è poi una delle dinamiche o punti di forza (dynamis) del libro e serpeggia dall’inizio alla fine

– C’è poi l’iconografia di chi regge una reliquia, un mandylion: è la propositio argumenti, cioè si proclama ciò che sarà la materia trattata. L’arte sacra richiama alla tematica religiosa

– l’immagine spiega la materia e fa da esegesi al titolo.

 

Per me, mettere un quadro fatto di luci e ombre significa che l’A. utilizza la tecnica del chiaroscuro che è tipica dei gialli storici e, soprattutto, proiettare le stesse luci e ombre sulla Chiesa, che viene spesso attaccata dall’A. per bocca di quello che io considero essere il suo alter ego: il protagonista Davide Ferraioli.

 

Analizzerò ora il TITOLO: Mandylion.

Nella sua brevitas mette addosso la curiosità di sapere di cosa si tratti. E’ un titolo dotto che rimanda al greco antico, vuol dire “panno o fazzoletto”: si tratta di una pezza o taglio di lino con cui gli Ebrei si potevano velare, fare un copricapo o un perizoma intimo e che, a detta del Vangelo più credibile, quello di Giovanni, avvolse il corpo di Cristo. Sarebbe un parente della sindone e se ne conserva uno a Manoppello, provincia di Pescara, detto il “Volto santo”.

 

Ma perchè nel libro di F.D. Mileto è collegato al Mandylion?

Mileto è il luogo da cui parte l’azione. Qui, sede della più antica diocesi di rito latino del Sud Italia, elevata nel XI secolo da Ruggero d’Altavilla a capitale della sua contea, meno di 400 anni fa veniva documentata la tovaglia “nella quale fu avvolto il corpo di Cristo”: appunto la reliquia detta Tovaglia di Mileto. Donata nel 1222 da Federico II alla cattedrale della cittadina normanna, è testimoniata dai manoscritti del Barrio e del Fiore fino al 1691, anno dopo il quale pare che l’oggetto devozionale sia scomparso nel nulla.

Gli antichi documenti dei due studiosi attestano la presenza a Mileto del presunto velo. Precisamente, nel De antiquitate ed situ Calabriae, del Barrio, 1571, in un diploma del conte Ruggero del 1081 si riporta l’elenco di varie reliquie, tra cui il panno di lino col quale Cristo fu posto nel sepolcro,

Nelle strutture ecclesiastiche della città, infatti, erano tanti oggetti devozionali, molti dei quali perduti. Un elenco fu riproposto, dopo il terremoto che nel 1659 danneggiò gravemente la città, da Padre Giovanni da Cropani (Calabria illustrata, 1691). Di queste reliquie, alcune, definite immagini “Acheropite” (parola greca: “non fatte da mano umana”, con alfa privativo, cheir: mano e il verbo poieo: faccio) come la spina di Cristo, i capelli di Maria, il frammento del braccio di Sant’Emidio e il frammento osseo di San Nicola sono, per fortuna, oggi conservate ed esposte nel locale Museo statale. Di molte altre, invece, come detto se ne sono, purtroppo, perse le tracce. Così della Tovaglia.

 

Ecco allora il miracolo della narrativa: inserirsi in un vuoto della storia.

Là dove le fonti storiche tacciono, ecco che parte la fantasia dello scrittore che innerva il suo plot avvincente su questa zona d’ombra e ci lascia col fiato sospeso.

 

E’ proprio questo il GENERE di appartenenza del libro: il giallo mystery storico con elementi di teologia, storia delle religioni, filosofia, cabala … in un intreccio di sacro e profano che coinvolge il lettore.

Questo avviene perché troviamo, come CHIAVE DI LETTURA del libro, lo schema della FIABA alla maniera del Propp, secondo cui il protagonista va alla ricerca dell’oggetto magico e incontra nel suo cammino antagonisti e aiutanti e, soprattutto, arcani segni da decifrare… e tante peripezie.

 

C’è in Mandylion il VIAGGIO di conoscenza, o misteriosofico, che è poi il viaggio-nostos o ritorno in un passato che lascia abbagliati e porta a riflettere. E’ anche un viaggio della coscienza e del sapere, come una metafora del cammino umano. Un viaggio fuori e dentro di noi.

 

E chi è il viaggiatore se non un EROE, alla maniera di un Lucio apuleiano o di un Odisseo omerico o di un Pinocchio moderno?

Un eroe, ma non alla maniera epico-tragica, ma un uomo d’oggi dotato di methis, intelligenza e acume, che è pronto a sfidare le apparenze e a squarciare il velo di Maia che ci ricopre e non ci fa capire il senso della verità. E’ un uomo spavaldo e appassionato… e non poteva che essere un professore!

Il suo nome, ebraico – altra scelta non fatta a caso – è Davide, e richiama un personaggio eroico che la fa in scacco al gigante Golia: è il classico “nomen-omen”: c’è nel nome la sorte di chi lotta contro un colosso.

E questo è la Chiesa e le sue apparenti verità, i suoi dogmi monolitici che nascondono paurosi segreti e profondi peccati.

Non posso non richiamarmi al modulo usato da Dan Brown nel suo best-seller Il codice da Vinci segutio da Angeli e demoni e Il simbolo perduto.

C’è tanto in Davide Ferraioli del prof. Robert Langdon che lotta contro i misteri del Vaticano in nome della verità storica, anche se blasfema.

Non mi sono stupita di aver trovato uno schema simile in M.: Brown ha fatto scuola e non si può non trarne ispirazione.

Si tratta qui, alla maniera classica, di una competizione con un modello letterario alto e che dà tono all’opera.

A mio avviso, è arduo per chi scrive fare a gara con un modello la cui autorevolezza è un sicuro marchio di qualità. E’ anche un principio di onestà far capire da chi si è attinto, perché D. Brown è una mèta autentica di alto profilo.

Competere significa tenere alto il livello letterario: non si tratta di imitazione, ma di emulazione.

 

Il protagonista è Davide Ferraioli, un professore di storia al liceo di Vibo (un mio fantomatico collega…) amante dell’indagine storico-teologico-filosofica che è ingaggiato per un ricerca da un suo ex compagno di scuola, divenuto prete, don Antonio Conidi, (“un intrallazzatore diocesano”, nonostante sia professore di teologia).

Sarà Don Conidi a introdurlo nelle alte sfere del Vaticano dove lo attende il cardinale Toselli che gli commissionerà la sua missione, e Davide sarà un novello apostolo del sapere. Anche perché lui possiede conoscenze esclusive che lo rendono tale. Lui e nessun altro.

Ho notato, sin dalle prime pagine, che l’A. non risparmia critiche alla scuola come pure alla falsa religio e alla società meridionale che si crogiola nel suo immobilismo gattopardesco e nei suoi vizi secolari, aspettando che la realtà cambi senza muovere un dito.

 

In questa scia di critica che l’A fa, a volte insolente, di certo libera da consorterie, mi hanno colpito:

– la critica al movimento del ‘68 (pag. 116): alla quale convengo nella misura in cui la rivolta del ‘68 ha prodotto una pseudocultura e ha foraggiato interessi personali, anche se credo che questo accada spesso quando ci sono rivoluzioni di pensiero. Purtroppo ne è stato intaccato il sistema scolastico e alcuni effetti si sono visti e si vedono ancora.

– la critica al sistema scolastico che non ama gli intellettuali e la loro libertà, nel cap. IV: è, quello della scuola, un ambiente ristretto e ostico a chi desidera cambiare le regole, sovvertendo il più gretto scolasticismo. Davide viene dipinto come un anarchico inosservante di circolari e leggi.

 

Prende dunque avvio dalla ricerca, commissionatagli attraverso un ex compagno di scuola, una trama intricata che non svelerò perché non mi compete farlo, e che si snoda a mo’ di iter della conoscenza da Mileto a Roma al Sud della Francia per poi tornare di nuovo in Italia.

 

Vi ho trovato però alcuni elementi significativi che voglio riportare ab integro.

  1. La foga investigativa del protagonista, il suo purismo ideologico e l’onestà intellettuale ne fanno un eroe che si va a scontrare con l’ipocrisia di un ambiente retrivo e conservatore, impersonato dal cardinale Carlo Toselli, specie grande burattinaio in un teatro di falsità quale è la curia vaticana;
  2. La presenza di un taglio stilistico ora descrittivo ora emozionale con i incipit ad effetto e similitudini che lo rendono lirico e soprattutto l’Ironia dell’A. che serpeggia sempre. Alla maniera manzoniana egli è sempre all’interno della storia, pur narrando oggettivamente di fatti esterni a lui.
  3. L’alleggerimento del bagaglio dottrinale della storia con l’affabulazione e la suspence
  4. La descriptio loci accurata, specie quella del sud della Francia, con il misticismo di Avignone, Montpellier, Rennes de Chateau regno dell’abate Sauniere, Limoux, Carcassone … al punto da essere di una perizia fotografica che non esclude che l’A. conosca direttamente quei posti e ne sia affezionato in qualche maniera
  5. La presenza dei cavalieri dell’Ordine Templare che assicurano sicuro gradimento al libro.
  6. Una cosa rimane in sospeso: l’elemento amoroso… al punto che mi sono chiesta se Davide sia veramente innamorato di Rachelle e se, come credo, lo sia, perché non abbia lottato per averla.

 

I dettagli da sviluppare sono davvero tanti, Mandylion è un pozzo senza fondo: l’A. ha scomodato la cabala, la storia celtica, la Massoneria oltreché l’esoterismo e la teologia: ci troviamo davanti a una pastiche letteraria, ma in sintesi quest’opera ci fa ragionare e riflettere sulla religione e il potere che ha sempre esercitato la Chiesa cattolica nei secoli.

Ecco, io credo che questo sia il vero sugo della storia, riassunto nella misteriosa figura finale, in tunica bianca che, alla stregua di un deus ex machina o di una voce interiore, quella della buona coscienza, fa ravvedere i protagonisti a confronto (Ferraioli e Toselli) sul valore della vera fede.

E questa è la lezione dell’A., il suo messaggio di scrittore in un mondo che si dice moderno ma che deve fare i conti col passato che bussa alle sue porte e pretende di essere ascoltato, perché spesso coinvolge e sconvolge. E niente potrà essere più come prima, perché un’avventura al cardiopalma come questa vissuta da Davide cambierà irrimediabilmente la mente di chi l’ha vissuta o l’ha letta.

Un messaggio dunque didascalico quello di Mandylion e la speranza affidata alla parola scritta che, come spesso amo dire, è e sarà sempre mezzo di confronto, progresso, civiltà. Un libro deve avere come fine un utile e questa è la riflessione che segue alla conoscenza.

Conoscenza dei luoghi, da sempre depositari della storia. Io sono ossessionata da questo concetto e penso che scrivere sia fare anche ricerca sul campo, come gli archeologi o gli antropologi. In fondo lo scrittore che tratta di storia antica è anche questo. Deve conoscere bene i suoi luoghi e intende tramandarne la conoscenza.

 

Finisco la mia recensione con le citazioni di passi o discorsi che hanno attratto la mia attenzione.

Cap. I: Qui è ossessiva la presenza di Mileto e della provincia del Sud coi suoi riti, come lo struscio o la passeggiata in auto. O la mentalità borghese del “tu non sai chi sono io” nei licei. Piacevole la scelta del mese da cui parte l’azione, un settembre un po’ agostano che anche io prediligo. Un bel mese in cui si ricomincia la routine scolastica che qui, invece, viene improvvisamente stravolta. Mileto però non ama molto gli studi di Davide, avvolti da scetticismo e critiche da parte della Diocesi.

Cap. II ovvero I segreti del Vaticano ambiente retrivo davanti al quale il protagonista non si prostra e non annichilisce. Bella l’inserzione del trofeo per la sua “caccia al tesoro” da parte del cardinale Toselli: la tovaglia di Mileto.

Si apre così uno dei tanti excursus di cui è intessuta la trama del romanzo. Quello sulla corruzione in ambito religioso e sulle colpe della chiesa Cattolica, un topos che mi sta molto a cuore e che è presente, ovviamente nel Nome della Rosa di Eco, che considero il mio maestro di letteratura contemporanea. La secolarizzazione in ambito ecclesiastico porta, oltre che al commercio delle cariche ecclesiastiche, anche a quello delle false reliquie, alla vendita delle indulgenze, alla simonia e al nicolaismo, e infine al nepotismo più evidente. Sono i mali della Chiesa messi in fila dall’A. Tra questi pure la creazione di pseudo-santi come Veronica.

Dal cap. III al IV viene raccontato il viaggio della Maddalena dopo la morte di Cristo, qui il narrato si connette al Codice Da Vinci.

Dal cap. V si avvia l’iter esoterico di Davide con l’inserzione di una storia nella storia: quella di Rachelle e Gerard presso cui lui è ospite a Rennes.

Anche Gerard ama l’occulto e la filosofia, in più è un massone.

Tra sopralluoghi artistici ben inseriti nell’ordito, ci pare di fare un “tour de France” in una regione, la Lingua d’Oc e la Provenza che varrebbe la pena di visitare. Per es. la cattedrale di Limoux col quadro di S. Antonio Abate o la Torre di Magdala o il Tesoro dei Templari custodito da Asmodeo dagli occhi di brace che ha in sé qualcosa di gotico che incute ancora paura.

 

Davvero mi ha colpito il fatto che il libro si presti a diventare una Guida ai luoghi e il cicerone è l’A. che, da bravo giallista, confeziona per noi il rompicapo.

Un enigma da svelare – chiaro che non vi dirò di cosa si tratti – che sta al fulcro del racconto. Tra sofisticate congetture filosofiche e numerologiche… la verità sta per essere svelata, ma …

Senza un coup de teathre finale, alla maniera di Hitchcock, non sarebbe stato avvincente e costruttivo leggere “Mandylion” di Francesco Deodato.

 

Maria Concetta Preta

 

Appendyx:

PUNTI DI CONTATTO riscontrati tra “Mandylion” e “Il segreto della ninfa Scrimbia”

1.fantasia

2.viaggio

3.passato che ritorna

4.prof che indaga

5.storia romanzata

6.presenza Chiesa, arte, reliquie, grotte, i luoghi della conoscenza, sante, manufatti tombe cripte

7.l’oggetto magico

8.L’adescamento

9 Le iscrizioni in latino da decifrare

10 La fontana e la funzione catartico- purificatoria dell’acqua

11 L’enigma e il rompicapo, con arcani simboli da collegare

 

 

 

5 Risposte a “Il segreto della ninfa Scrimbia e Mandylion: due romanzi da accostare”

  1. La tua recensione avrebbe bisogno di una recensione. Mi limiterò a scrivere che è profonda, illuminante, induce a proseguire nella lettura perché molto interessante e accattivante, indice di un bagaglio culturale molto esteso che riesce e a toccare vari spunti letterari. Interessante la presentazione del romanzo.

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