Il segreto della ninfa Scrimbia: omaggio a Vibo Valentia allo Sporting Club

 

“Il segreto della ninfa Scrimbia” presentato dall’Associazione vibonese “Beata Maria Cristina di Savoia”: resoconto e intervista all’autrice.

 

L’associazione Beata M. Cristina di Savoia, attiva da diversi anni in Vibo Valentia, ha promosso un interessante incontro culturale che si è svoltoSan Leoluca anni 70readingPiazza S. Leoluca 1973Copertina Scrimbia2100_3768Copertina Scrimbia 1sporting club 1sporting club 3 sabato 15 ottobre nei saloni dell’esclusivo “Sporting Club” della città, in occasione dell’apertura del suo anno sociale e dell’insediamento della nuova presidente.

Ha avuto il sapore di un vero e proprio “omaggio letterario alla città di Vibo” –  che fu detta “Il Giardino sul mare” – grazie all’ospite d’eccezione, la scrittrice vibonese Maria Concetta Preta, che nei suoi romanzi ha sempre saputo mescolare realtà e immaginario, così come miti e leggende locali, recuperando interessanti tessere della millenaria storia di Hipponion – Valentia – Monteleone e del suo territorio.

E’ stata l’occasione per ascoltare, dalla viva voce dell’autrice, testimonial della narrativa locale, il reading di una serie di passi tratti dal suo primo fortunato romanzo “Il segreto della ninfa Scrimbia”, ormai divenuto un classico nell’ambito del panorama letterario territoriale.

La neo eletta presidente prof.ssa Franca Garoffolo, che ha elaborato con la scrittrice la scelta dei brani e ha ideato l’evento, ha poi illustrato il ricco crono-programma culturale e la mission spirituale dell’associazione che si prefiggerà quest’anno di seguire i temi: “Misericordia e giustizia” e “L’artista di fronte al creato”. Presente, in veste di relatore, il sac. don Filippo Ramondino, che è l’assistente ecclesiastico dell’associazione nonché esimio studioso di storia e teologia.

L’atmosfera suggestiva evocata dalla figura della triste ninfa mutata in fonte, appunto Scrimbia, ricordata dal rudere della vecchia fontana, sito in via A. De Gasperi, ha suggerito un confronto tra paganesimo e cristianesimo. In particolare, l’acqua lustrale dei riti pagani trova la sua collocazione in ambito cristiano nel sacramento del battesimo, così come la figura di Santa Rosalia, compatrona dei Monteleonesi insieme a san Filippo Neri, sant’Ignazio di Loyola e san Francesco di Paola, viene dalla scrittrice presentata come la prosecutrice del culto misterico della ninfa Scrimbia.

Maria Concetta Preta ha infine presentato, in sua traduzione italiana, i documenti latini poetici ed epigrafici in onore della ninfa hipponiate riportati nella sua pubblicazione: ”Scrimbia tra storia, mito, fiaba e poesia” che costituisce la base erudito-documentaria da cui è partita la sua personale riscoperta di una figura leggendaria avvolta dal mistero e dal fascino del passato e per la quale ha elaborato anche una fabula mitologica che sarà oggetto delle letture a voce alta dell’imminente manifestazione “Libriamoci” in alcune scuole cittadine.

Riportiamo la parole dell’autrice ci ha rilasciato un’intervista “a caldo”. Sentimo cosa ha risposto alla nostra duplice domanda: “Perché Scrimbia? E perché Vibo Valentia?”

 

“E’ presto detto. Prima di tutto perché amo i miti e le leggende, specie quelli classici. Ed ho ritenuto di far cosa grata presentando ad altri quanto io conosco ed intendo divulgare, attraverso la formula del romanzo che, rispetto al saggio o all’ opera di carattere espositivo, potrà – spero – avvincere più lettori possibili. In più era, per me, la forma migliore che fosse in grado di coniugare leggenda, fantasia e realtà storica. La romantica figura della ninfa abbandonata e mutata in fonte si è perfettamente prestata ai miei fini.

Ho scelto di ambientare la vicenda nella città in cui sono nata, vivo e lavoro per farla conoscere il più possibile e per far riacquistare pregio alla sua storia, spesso dimenticata e bistrattata.

Mi fa orrore la disconoscenza delle proprie origini. Se sappiamo da dove proveniamo, forse capiremo meglio dove andremo.

La cornice storica degli anni ’70 nasce dalla necessità di trovare un’epoca in cui cadesse il primo centenario della visita (reale) di T. Mommsen a Monteleone di Calabria nel 1873, che è il pretesto, l’argumentum attorno a cui ho costruito la vicenda e ruotano i tanti personaggi.

Questi anni, non poi così lontani, segnarono un vero e proprio “capolinea” per la città. Chi li ha vissuti, anche se bambino, come me, capirà meglio ciò che intendo dire. Per chi è molto giovane, ho ritenuto interessante farli conoscere. Essi rappresentarono l’ultimo splendido periodo per Vibo Valentia che allora fu davvero un “giardino sul mare”, una sorta di nuovo “Corno di Amaltea” su cui fantasticavo da piccina. E di quest’ età dell’oro della “vibonesità” credo sia giusto far tesoro, considerando il degrado successivo e l’odierna crisi. Ed auspicando una (possibile?) palingenesi.

Molti dei personaggi presenti nel romanzo sono realmente esistiti. Il mio lavoro potrà servire a rammentare la loro presenza, non certo effimera. Alcuni di loro vissero e morirono nella Monteleone del 700 e dell’800, altri vi giunsero e parteciparono alla sua storia millenaria: Vito Capialbi, Carlo Massinissa Presterà, Giuseppe Bisogni De Gatti, Crisostomo Scarfò, il lombardo Cosimo Fanzago, che ha lasciato un ricordo nell’arte. Infine Ruggero d’Altavilla, detto il Normanno, che ne conquistò il territorio nell’XI secolo. E’ chiaro che ho cucito addosso ad essi una nuova veste.

E, in verità, l’elenco dei personaggi che appartengono alla storia di Monteleone, è davvero lungo: credetemi, ho dovuto fare una cernita, vista la folla di nomi, e scegliere quelli che si prestassero allo spirito dell’opera.

Ho voluto comunque dare un “taglio internazionale” alla storia che ho immaginato, inserendo una figura che intendo riesumare: Theodor Mommsen, il più grande classicista del XIX secolo, premio Nobel per la Letteratura nel 1902, che visitò con piacere questa mia città e stimò tanto il suo massimo esponente culturale, il conte Vito Capialbi. La cosa non è certo da poco! Forse non tutti sapranno di questo soggiorno e di questo rapporto: il libro servirà a far luce su ciò.

Comunque l’ambientazione a Vibo Valentia rimane un pretesto: dovunque c’è un passato che riaffora, una memoria popolare fatta di miti, leggende, fiabe e tradizioni orali… là sarebbe potuta accadere una vicenda così!

Tengo a premettere che il romanzo è indirizzato ad un pubblico vasto ed eterogeneo, non solo vibonese e non solo costituito da “addetti ai lavori”, studiosi dell antichità o classici liceali. Nello scriverlo ho pensato davvero a tutti, non ad un’élite. Credo che la cultura sia un fattore di democrazia ed è compito di chi scrive, oltreché trarre “il nuovo dal noto”, (si dice, infatti che è già stato scritto tutto!) lasciare a tutti qualcosa di utile attraverso il diletto. Io, scrivendo quest’opera, mi sono soprattutto divertita. E questo è già per me un successo personale. Ben venga anche l’apprezzamento presso i lettori. Se, in alcuni punti, la lettura risulterà un po’ troppo “accademica” e tenderà a stancare, si sappia che ogni passaggio, anche quello più “erudito”, è funzionale al piano dell’opera.

E’ ovvio che la chiave di lettura del romanzo rimane la verosimiglianza. Si tratta di un’opera di affabulazione, con cui si interseca il dato storico, spesso momento di partenza o puro sfondo per l’ azione. Però, permettetemi, non ho avuto l’ambizione di creare un romanzo storico! Non si cerchino verità superiori. Non se ne troveranno. Si legga l’opera per svago, se possibile. Sarà un otium creativo ed un intrattenimento proficuo, spero che diventi un piccolo “rompicapo”. Il mio intendimento è stato quello di scrivere una storia che, in primis, intrigasse me e che fosse per tutti avvincente, basata su un ritmo incalzante (la vicenda si snoda nell’arco di una settimana), scritta in modo chiaro e sufficientemente scorrevole, costruita “ad anello”, col ricorso allo schema labirintico ed alla tecnica “ad incastro”. Al centro, il tema del nostos, inteso come metafora della conoscenza.

Nello story-concept qualcuno potrà riscontrare qualche analogia con i contenuti del giallo mistery, un genere cult dei 70’s: si sappia che tale richiamo è stato volutamente insistito (“ex noto novum…”). 

Il fine principale dell’opera è, vista la mia formazione, il recupero del passato, “alleggerito” nella formula del romanzo, incentrato sul nucleo mitopoietico e nel quale fabula ed intreccio non coincidono quasi mai.

Un passato fascinoso che, nei personaggi che ho inventato ma anche in noi, ritorna, stordisce, lascia attoniti, può cambiare le menti. E, soprattutto, fa riflettere.”

 

E allora buona lettura con “Il segreto della ninfa Scrimbia”!

3 Risposte a “Il segreto della ninfa Scrimbia: omaggio a Vibo Valentia allo Sporting Club”

  1. Stupisci sempre cara Titti con la tua vitalità,l’impegno per la tua città….far conoscere la sua storia entusiasmandone la lettura…complimenti sinceri…io aspetto sempre la continuazione…ciao ciao

    1. Carissima, ti ringrazio delle tue sincere parole … ce ne fossero lettrici come te! Ti prometto sempre nuove emozioni… preparati!

I commenti sono chiusi.