Titti Preta legge “I peperoni” di Arianna Mortelliti

 

Peperoni dolci e piccanti serviti sul vassoio per “l’ultima cena”

Un romanzo corale che ricorda lo “Speriamo che sia femmina” di monicelliana memoria, in quanto in casa di Arturo Baldi vige una sorta di matriarcato. Al suo capezzale sfilano – in un dialogo/monologo – le donne che, al capolinea della sua longeva vita, gli si confessano. Prima di varcare la soglia che separa il visibile dall’invisibile, in un flusso di coscienza ininterrotto, ecco che Arturo auto-analizza sé sè stesso e ripercorre il proprio “lessico familiare”, alla ricerca di quell’etimo originario, che è la radice affettiva senza la quale non esistono i legami di sangue, quelli ai quali lui ha sempre creduto, da buon illuso. E vengono a galla le parole non dette, i crucci, i dissapori, le fughe, gli abbandoni, i segreti. A dialogare con Arturo, nel suo ‘cono d’ombra’ c’è Dado, alter ego dagli occhi verdi, il fratello pittore, gay ma non troppo, vilipeso dal padre e amatissimo dalla madre, che annaspa nel travaglio esistenziale fino all’estremo e – forse – nobile gesto con cui avviene una liberazione. E c’è Carolina, la donna-dea, moglie intoccabile, che però con il cognato artista condivide una misteriosa tela…e qualcos’altro. E ci sono le due figlie (una sgangherata, l’altra perfettina, secondo il più classico dei tòpoi) e le nipoti (anche loro ingarbugliate quanto basta…) e una pronipote… In questo harem Arturo non fa il sultano, ma riesce a districarsi perché per anni abbozza, semplifica, smussa…forse rimanda… ma quando arriva la resa dei conti, e la vita presenta il suo conto, il vecchio nonno sarà pronto a tollerare ancora in nome del “quieto vivere”? E i peperoni al forno che una sera sua moglie gli cucinò… riusciranno di nuovo indigesti, generandogli l’incubo finale…?

Leggere “I peperoni” di Arianna è compiere un’amara riflessione sul momento in cui – capiterà a tutti prima o poi – arriva il distacco dall’esistenza e si galleggia tra un “qui” e un “altrove” alla ricerca delle soluzioni ai nodi irrisolti del nostro tempo sulla terra.

TP

TRAMA  E STILE ( a cura degli allievi del Liceo Classico Morelli)

  Arturo e Dado, due fratelli che nel corso della vita si sono allontanati ma solo fisicamente perché un fortissimo legame di sangue e di affetto li ha sempre uniti.
Dado, fratello ribelle, pittore di grande talento si allontana dalla famiglia. Arianna Mortelliti nella sua prima opera narrativa attraverso un continuo flashback e dialoghi in cui gli spazi temporali si confondono e sovrappongono, racconta la vita di Arturo Baldi dall’infanzia fino alla sua morte. L’opera edita da Mondadori nel 2023 ha subito avuto il consenso del pubblico, è la storia di una grande famiglia che si ritrova,
purtroppo in una situazione di malattia intorno al nonno Arturo novantacinquenne caduto in coma profondo. I medici sono convinti che Arturo sia privo di coscienza ma Arturo in realtà è molto vigile, sente tutto e tutti ed è presente a tutte quelle che sono le emozioni che scaturiscono dalle visite che riceve. Nella stanza di ospedale in cui è ricoverato Arturo, si alternano la moglie Carolina, le figlie, le nipoti e la pronipote.
Ma su tutto campeggia la presenza di Dado, che fa tornare indietro Arturo nel tempo,facendo affiorare tutto quello che di fragile e nascosto c’era nella loro famiglia.

  Attraverso uno stile scorrevole e paratattico, ma letterario, l’autrice trasferisce sul lettore quella sensazione di suspance e di mistero che si annida in tutto lo svolgimento del romanzo, che si conclude con la morte di Arturo ma anche con il ricongiungimento fatale dei due fratelli. Con ironia ma anche con delicatezza e atmosfera poetica, Arianna Mortelliti entra nel cuore del lettore con il suo saper raccontare legami familiari vecchi e nuovi, profondi e indistruttibili, che si perpetrano da una generazione ad un’altra e mantengono saldo il valore del senso della famiglia e dell’appartenenza che è sacro.

Prof.ssa M.Concetta Titti Preta